Incredibile come qualcosa che per me è terribilmente ovvio per lui sia totalmente incomprensibile.
Se io in cinque mesi - cazzo, cinque mesi - ti chiedo decine di volte di venire a Siena, di venire su un week end - ti prego vieni, ti prego non lasciarmi sola lassù, ti prego, ti prego, una volta sola, una volta sola - e tu una volta devi andare a Roma, una volta non te ne va, no hai troppo da lavorare, no hai la febbre - come diavolo puoi pretendere che io te lo richieda?
Vieni da me, ti prego.
E se anche questa volta non vieni?
Come potrò crederti la prossima volta che mi dirai che farai qualcosa?
Quando già adesso che le delusioni non sono state tante mi risulta difficile?
Quant'è difficile chiedere un Venerdì mattina libero e venire da me?
Quando per Roma l'hai fatto.
Ok.
Ci sarebbe semplicemente da allungare la manina oltre la sponda del letto e toccare le fotocopie di Letteratura Greca.
Toccarle, eh.
Far loro una carezzina.
Che mica mordono.
No?
No, sono fotocopie.
Le fotocopie non mordono.
E il fatto che siano tipo mille e ottocento fogli di fotocopie non cambia le cose.
Le - fotocopie - non - mordono.
Awww, non ci riesco.
Sono troppe.
Ripassare qualcosa non farebbe altro che rendermi maggiormente consapevole del nulla che c'è dentro la mia testa.
Nulla.
Vuoto.
Spazio siderale.
Cesugli che rotolano spinti dal vento.
...
Sì, va bene, va bene.
Ci proverò.
Dopocena.
Prometto.