Wow, è già Giovedì.
Anzi, no, scusate.
Porca la puttana, porca la puttana porca la puttana è ancora questo dannato, fottutissimo, odioso stronzissimo Giovedì!
Ma cazzo, passa, paaaaassa, circolare, circolare!
Sei un fottuto collage di 24 ore, ma quanto cazzo ci metti, eh?
Ma vattene!
Vattene via!
E magari portati via 'sta dannata città, con le sue dannate mura che ormai me le sento stringermisi addosso durante il laboratorio di linguistica dove una quarantenne con la faccia da ventenne ed un nome ridicolo tenta di spiegarmi dove mettere le virgole.
A me.
Dove. Mettere. Le. Virgole.
E lo stare qui a volte è così odioso che risulta quasi piacevole tornare giù, che quasi credo di voler tornare giù, quando lo stare giù si riduce a nient'altro che stanchezza, stanchezza, che stanchezza, quanta stanchezza.
S: "Zura, di solito sono io quella depressa, non puoi fare tu quella depressa, e i tuoi problemi so' troppo complicati, non li capisco."
M: "Simo', è semplicissimo..."
S: "Sì?"
M: "Ok, Simo, facciamo conto che a te piacciano i dobermann. Tu adori i dobermann. E vuoi un dobermann."
S: "A me non piacciono i dobermann."
M: "Pura ipotesi, pura ipotesi, seguimi in questa fottuta metafora!"
S: "Ok, voglio il dobermann."
M: "Esatto, vuoi il dobermann. Vuoi il dobermann, ma, un bel giorno..."
S: "...un bel giorno?"
M: "Un bel giorno facciamo che incontri un bastardino. Non un cagnaccio rognoso, eh, un bastardino di quelli simpatici e allegri e magari con personalità. Non lo so, magari quando stai fuori, seduto al tavolino del bar, quello ti scodinzola e tu non puoi fare a meno di buttargli un pezzo di qualcosa da mangiare, non è che lo fai pensandoci... così, ti viene da farlo. E quello ti scodinzola ancora di più, magari si gira sulla schiena come chiedendo qualche coccola, tu gliela fai. Finisci l'aperitivo, o la Coca Cola, o il gelato, insomma, quello che è, e chiedi al cameriere il conto. Paghi, ti alzi, te ne vai. Fai appena duecento metri prima di accorgerti di avere dietro il peloso compagno d'aperitivo. Che ti guarda adorante, e magari convinto che adesso siete amiconi. Più che amiconi. Presente la situazione?"
S: "Sì."
M: "Ecco, che fai a quel punto? Lo scacci con la maggiore grazia possibile - sapendo che nonostante tutte le tue premure spezzerai il suo piccolo cuore da bastardino - oppure te lo tieni? Tu vorresti un cane, stai solo a casa, non hai problemi, ed il bastardino è simpatico, anche se non è esattamente il tipo di cane che tu immaginavi di avere come compagno..."
S: "Perché io immaginavo il dobermann."
M: "Esatto! Esatto! Questo è il punto! Tu volevi il dobermann. Ma ti sei trovata il bastardino. E ti sei presa quello che il destino t'ha dato. Preferivi il dobermann, ma t'accontenti."
S: "Beh, ma il bastardino è uno simpatico, uno ci si affeziona, al bastardino."
M: "Sì, ma il cane dei tuoi sogni resta il dobermann."
S: "..."
M: "..."
S: "Zura, ma tu vuoi il dobermann?"
M: "No Simo'. Io sono il bastardino."
